Le vendette partigiane viste da un socialista
Una lunga e complessa serie di eccidi
Nazario Sauro Onofri è stato giornalista e saggista, ha fatto parte delle brigate Giustizia e Libertà e ha militato nel Partito d’Azione e successivamente come molti altri militanti è passato nel Partito Socialista. Nel 2007 ha scritto Il Triangolo Rosso, la guerra di liberazione e la sconfitta del fascismo (1943-1947), dove tratta non solo degli eccidi partigiani, ma di tutte le violenze sindacali e politiche avvenute nell’Emilia Romagna.
Molti dei fascisti uccisi si erano arresi o avevano cercato rifugio presso amici e parenti. Le uccisioni andarono avanti parecchie settimane dopo la fine dei combattimenti. Reggio Emilia e la sua provincia furono una delle zone dove si ebbero più efferatezze, che durarono fino al dicembre 1945. I morti furono un migliaio. Sui fatti della vicina Modena ha scritto il giornale «L’Uomo Qualunque» che dall’aprile del ’45 al luglio del ’46 i morti nella sola provincia furono 893.
Il 6 luglio 1945 il questore di Bologna Michele Iantaffi, in un periodo in cui molti agenti della polizia nel Nord Italia erano ex partigiani, ha scritto di «manifestazioni di violenza con uccisioni di numerose persone e prelevamento di molte altre che sono poi state trovate uccise o non ancora trovate affatto».
Contemporaneamente alla lotta politica, si avevano dure lotte sindacali nelle campagne con occupazioni, numerose minacce e uccisioni di proprietari terrieri, secondo il segretario della Camera del Lavoro di Budrio vicino a Bologna, Silvano Armaroli, molte di queste azioni erano dovute a esponenti del Partito Comunista. Secondo una lista ufficiale, nella sola provincia di Bologna si ebbero 106 agrari uccisi. Nella provincia di Ravenna i dati sono discordanti, i proprietari uccisi furono una ventina secondo le statistiche ufficiali ma secondo quanto riportato dall’«Uomo Qualunque» furono oltre 50.
Onofri riporta poi le uccisioni per ragioni politiche di esponenti non fascisti. Almeno 5 democristiani uccisi a Modena oltre ad altri 4 nelle città vicine. Vennero uccisi anche esponenti del Partito Liberale Italiano e dirigenti d’azienda. Mentre 93 furono i preti uccisi in tutta la regione. Il 16 novembre 1945 una banda formata da comunisti bloccò il paese di Gaggio Montano nella zona di Bologna, disarmò i carabinieri e uccise 5 persone. Infine vanno ricordate le condanne a morte emesse dalle Corti d’Assise Straordinarie formate prevalentemente da politici, di cui ne fecero le spese 136 civili.
Il totale dei fascisti uccisi dopo la fine dei combattimenti in tutto il Nord Italia varia da 8.197 secondo le statistiche ufficiali, ai 20.000 calcolati dal giornalista di destra Giorgio Pisanò. Ferruccio Parri, segretario del Partito d’Azione e capo di governo di allora, parlò di 15.000 morti, mentre Togliatti in una seduta del Comintern parlò di 50.000 uccisi, cifra forse esagerata per fare una buona impressione sui Sovietici.
